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๑ KIMERA ๑

vidi le stelle danzare divine,vidi l'aurora sfumare il cielo,vidi le mie braccia mutarsi in ali bianche,vidi il tuo sguardo e capii che era il mio
August 11

La mia vita nella mia famiglia

Nell’ottobre del 1760,io e l’apache Mood eravamo ancora a rotolarci  Giovani uomini tra le felci maleodoranti che decoravano il fiume rosso delle stropicciate e brune montagne dell’Ovest.La corrente del fiume era come ghiaccio sciolto  e il sole emanava raggi secchi,appuntiti e gelati dei quali pensavo di essere bersaglio vivo.In realtà essa era l’età in cui cominciai a percepire che ogni cosa,l’intera tribù,l’America,e la Madre Terra vorticassero attorno a me,senza travolgermi.

In preda ad un ego bambino ritenevo di poter avere il comando delle  riunioni dei miei fratelli di seme,e che potessi controllare la rapidità del fluire dell’acqua con la stessa semplicità con cui mi raccontavano Geronimo salisse sui cavalli dei visi pallidi per poi disarcionare con gesti buffi altri di quei nemici.Essi cadevan decine di piedi prima che lui sfiorasse col respiro i loro occhi di nebbia,si crede perché i suoi eran talmente penetranti da far nascondere tra le rocce i piccoli scorpioni che nascevano nel mese di agosto e che io nell’età del rito sulla montagna della paura,riuscii a prender tra le mani ed accompagnare fuori dal mio cerchio,in sussulti quasi invisibili,di cui andetti fiero fino a centinaia  di tramonti successivi.

Quando sorgeva il sole me ne stavo già sulla montagna incantata,e nuotavo con il cuore osservatore tra i delicati colori delle  aurore e il grigio puro di nuvole distese, proiettate nel futuro.I miei occhi ogni mattina si bagnavano di gioia e ammiravano arcobaleni dove i vecchi  vedevano solo luce bianca.E cosi me ne stavo ore e ore,senza contare il tempo,senza pensare al tempo.Un giorno mi sembrò di vederlo avanzare fulmineo,indescrivibile,solitario perché lo avevo abbandonato.E quando si volto verso di me,si fece lento.Io guardavo attorno a me,e non vedevo lui,e non visualizzavo né passato,né futuro e al significato della parola presente non pensavo.Così credo si spaventò e si spense.Si esaurì.Mentre gli sparvieri sembran evocare il ricordo di ere in cui nessun uomo sapeva cosa fosse il tempo.Ci fu un concerto deciso,tra falchi e sparvieri,che sembrò arrestare l’attimo e navigare nella vita.In quel momento decisi che una vita se passata ad ascoltare quegli uccelli non poteva essere una vita sprecata.Mentre lo erano stati i giorni in cui pensavo o meno a cosa dovessi fare,con organizzazione che non s’addiceva ad un uomo delle mie origini.

Quando compii due anni, per la prima volta mio fratello yehiu,serio ma dolce di cuore,mi spalmò la sabbia rossa sulle mie guance color terra.E’ il primo ricordo che ho,di questa mia vita.Vedo attraverso gli occhi del ricordo i miei grandi occhi stellati rivolti verso l’alto,speranzosi,di un eccitazione silenziosa,precocemente elegante,guardare le sue manine sporche,intente a decorarmi con maestria.Crescendo mi disse,pentito d’avermi usato come mezzo, che in parte l’aveva fatto per sentirsi dire da nostro padre che me le aveva colorate bene.Non l’aveva fatto prima di tutto per me,quindi,ma io quando lo seppi non me la presi perché non mi ero scordato il suo sorriso sincero e maturo nel sentire la mia risata delicata e bambina.

Se dovessi rivelare una cosa della mia età bambina che mi è rimasta nel cuore,direi gli insegnamenti pazienti e amorevoli degli anziani della mia tribù.Eran tutti padri per me e non mi fecero sentire mai solo,nonostante mi diedero la libertà di confrontarmi con la natura e farle del male,seppur inconsapevolmente.

 

Mi ricordo i miei anni leggeri e incoscienti,in cui i bastoni non eran vita solo perchè non correvano o scalpitavano come me

non furono i primi anni ma quelli di poco successivi alla mia nascita,nei quali non Vidi più le aurore quando chiudevo gli occhi e non sentivo più i canti delle mie precedenti madri quando solo le foglie e i cinghiali eran ormai in movimento.

Più tardi diventai giovane uomo e decisi di sfidare il fiume del Fulmine rapido.Fu il giorno in cui credetti di vivere in un deserto,scordai il calore di mia madre e i consigli dei miei padri e attorno a me non vedevo più gli alberi abbracciarsi o i visi nelle roccie.Tutto era scomparso,morto come pelle d'animale.Buio come fango e sterco di  mucca.Questo mio sentire inumano era durato poco attimi,ma un eternità mi sembrò nel mio mondo interiore.Avevo portato anche judu,uno dei miei 3 fratelli,il pen'ultimo nato.Non so perchè lo feci,ma probabilmente la mia voce ormai più roca non riuscì ad avere la meglio sulla mia indole di insegnare ad apprendisti di cui desideravo esser maestro,nonostante  non ero degno di esserlo.Così gli dissi "Judu,è venuta l'ora che io sfidi il Fulmine rapido,e ci combatta".Judu mi inclino il capo e mi chiese"perchè vuoi combattere il Fulmine rapido?io ci ho parlato e mi ha detto che ama ognuno che vive qui,la nostra famiglia,i miei fratelli,anche tu".Io lo fissai per qualche secondo e poi gli dissi "se vuoi venire con me,io ora andrò".Lui sembrò cercare di comprendere la mia follia di giovane,e poi mi disse che sarebbe andato a prendere il suo sacchetto in pelle,perchè sulle rive del Fulmine rapido c'erano pietre che nostra madre rendeva curative.Lei le  accettava da noi con saggia serenità,ma notavo che preferiva i nostri piedi sempre nudi non toccassero nemmeno fugaci l'acqua di quel fiume.Ma mai ce lo disse.E solo dopo questo giorno che sto qui a narrare capii perchè.

Dopo aver camminato raggiungemmo il fiume che era da li poco distante,mentre eravamo già estasiati nel sentirne il rumore e l'odore centinaia di piedi prima.

Judu si sedette a gamba incrociate sul margine della riva ed io posai entrambi i piedi nell'acqua, cercando di stare in equilibrio e tenendomi inizialmente aggrappato su un ramo ad arco,penetrato nella pelle della terra bagnata.

Per pochi istanti persi il ramo di mano,ma presto lo aggrappai e nuovamente,per mia intenzione,riuscii a stare con mani libere in mezzo allo stretto e rapido fiume.Io sorridevo e non badavo a Judu.Egli s'alzo di scatto e mi gridò di riprendere il ramo,che non era prudente il mio gioire e che non era ancora l'ora per quelle sfide.Io gli dissi che stava ad un giovane uomo giudicarlo e non ha lui,ma Judu senza rabbia mi stese il bastone che avevo abbandonato.Nell'afferrarlo per tenderlo a me cadde di testa e la sbattè su un sasso nel fiume e dal fiume fu trascinato via.Io dalla paura persi l'equilibrio e grazie alla Pachamama,volai nella stessa sua direzione,cercando di nuotare per raggiungerlo,mentre il mio sudore era più freddo di quell'acqua ghiacciata e il mio stomaco era presente più della mia testa,e non meno del mio cuore tribolante.Lo presi e con uno slancio che nemmeno ora saprei rianimare  raggiungemmo l'erba bruciata della riva.I suoi occhi s'aprirono subito,lo abbracciai.Gli chiesi se sentiva dolore.Mi rispose di no.Ma che aveva la nausea.Gli dissi che nostra madre avrebbe saputo trovare il rimedio per il suo star male.Ma lui mi ribattee che non potevo dirle che eravamo caduti in acqua perchè sarei stato un disonore.Era meglio che capissi da solo perchè avevo sbagliato e che poteva far a meno di esser medicato.Io lo ringraziai per essere mio fratello,e lo scusai del mio non esser maggiore di azione come di nascita.

Crescendo vennero periodi bui,saziati dal ricordarci da soli come era perfetto ciò che viveva attorno a noi e come riuscivamo ad onorarlo dignitosamente.

Quando non cacciavo o carezzavo la terra per il nutrimento dei miei figli per poi coglierne i magici frutti,me ne stavo da solo mentre gli scorpioni,mio nutrimento,mi guardavano senza un filo di malignità

Li vedevo arrostire sotto il sole,come fossero al mio servizio su questa terra.

Era il periodo dell'arrivo dei musi bianchi,i cui figli erano gli unici a proceder al ritmo della Madre terra,nel loro canticchiare deliziato e ignaro delle azioni dei loro padri.

Quei figli sono gli stessi che ora ci guardano sospettosi e ridono al nome di Geronimo e han gettato finte capanne  sull'asfalto o le han regalate ai loro piccoli.

Noi non scappiamo se sentiamo il coyote cantare

perchè sappiamo che canta

loro credono urli affamato

e come vigliacchi arretrano avvicinando le mani alle cinture

nessun animale se urla lo fa con quella dolcezza

I miei fratelli se ne sono andati tutti.Alcuni sono polvere,altri sono lontani.

i nuovi nati  e i miei figli guardano il mio volto e non mi riconosco

gli occhi degli anziani sono le stelle che mai nessuna notte mi son scordato di vedere e leggere,il loro volto dolce e vissuto è la luna

i pianeti notturni più luminosi,il luogo da cui vennero molti di noi

mi accompagnano,cercano di farsi sentire e mi dicono,che sono fieri di me.

 

 

 

 

July 10

potrebbe essere qui

Volai in cielo tra gli angeli e vidi colori che,nemmeno tra centinaia di anni, i pittori illuminati  sogneranno  mai la notte.Così incredibilmente indecifrabili e decisi,che travolgevano lo spazio come migliaia d’aurore,e penetravano nei pensieri di chi galleggiava attorno  a noi.E negli attimi in cui guardavamo quella bellezza con maggior candore,ci facevamo frammento di essa,e diventavamo una scossa di coscienza che ricordava a se stessa  di essere briciola immensa del divino.Talvolta sorridevamo, senza sapere che significhi ridere o piangere,pensando a come gli uomini da  millenni si chiedano chi sia dio,mentre è attorno a loro e lo liberano con ogni proprio respiro.Negli adesso creavamo con le idee ed essendo idee quello che chiedevano i terrestri,e la loro infelicità ci sembrava una caricatura, qualcosa che sarebbe presto svanita come il pesante velo che permetteva ch’essa ci fosse.

Vidi gli altri fratelli tendermi braccia fedeli e buone,ed era una  visione dal profumo di miraggio,talmente era amorevole.Non c’era traccia di male,ne pensiero di male,né ombra di male e mi sembrò tutto così perfetto,e angelico,e vero e onirico al contempo.Capii che cos’era la realtà,e come avessi sognato per anni,senza sapere.Io me lo ricordo come un viaggio che non ebbe ne inizio ne fine,quello che feci in cielo.E in una parte della mia mente,ogni due battiti del mio cuore,io capisco di essere ancora li,e che ciò che sono qui è solo la materializzazione bambina di quello che sono davvero,in un altro luogo che è meno lontano di ciò che voi tutti credete.

E quando mi sento solo,o abbattuto,ricordo   i valzer del silenzio che s’agitano tra le stelle e i sorrisi umili dei pianeti servitori dello spazio.Ma più di tutti ricordo come ognuno sa perché è  qui su questa terra,ed un giorno nella stessa terra saprà di sapere.Ne sono certo,e questo mi dona una tranquillità che vorrei fosse in tutti voi.Vorrei  apriste gli occhi per comprendere il motivo per cui avete deciso di essere come siete.Se lo capireste vi amereste tutti,non potreste non amarvi.Ed io piangerei di gioia,come feci quando tornai qui,riaprendo gli occhi e vedendovi come luci inizialmente,solo luci eravate,prima che io cominciassi a percepire le forme.E vi dico,erano forme bellissime.Siate voi stessi e splenderete ovunque.

July 06

aldilà del tempo e della vita

Afferrai l’acqua e la contemplai per centinaia di respiri,

soffiai al vento e riuscii a vedere il mio soffio vorticare in quello suo,

guardai un arcobaleno e lo raggiunsi con i miei piedi,camminando,

mi trovai tra decine di persone ma non udivo voci,

osservai il sole e fui io a illuminarlo

mi gettai da una montagna come una foglia,ed ora sono ancora qui

iRegistra il tuo sito nei motori di ricerca

sensi d'infanzia

oh miei dolci canti
intonati pur senza un ritmo
oh,echi di odore di zucchero
che alle fiere su un bastoncino anonimo
dimenavo e gustavo tra una giostra e i carillon in premio,
giungevan coi carri gli zingari prima della stagione dei coriandoli
e al venir di essa,diventavamo tutti maghi
o eroi dei giochi
che parevan gli stessi dei nostri padri ancora lontani dai bastoni
oh fogli disegnati e alzati al vento
che chiedevan apprezzamento materno
e volti in meraviglia
ora son carta abusata da stropiccii di mani vecchie
ora i soli gialli son scoloriti e ocra
e lo zucchero velato sembra aria d'estate

giovinetti in un sobborgo di Parigi

in un primo pomeriggio di primavera o autunno

inciampando tra i gradini incespicanti

nella via dei negozi di spartiti e antiquariato

mi intralciano fugaci piccoli adolescenti

per non tardare allo spettacolo del cinema d'essai

il mio fanciullo a cui ho incaricato di comprare un libro

nella hall illuminata del teatro li nei pressi

ne esce con sorriso salato d'intesa

"tieni,papà"

ed una bambina in anni puberi guarda lui con malizia deliziata

egli serio fa il disattento e mi chiede due spiccioli da trenta

con umiltà sincera vi dico

Non c’è cosa più grande di me

Perché più grande di un occhio umano

C’è solo ciò che egli vede

E ciò che egli vede, è il riflesso di se

 

 

 

 

io libero servo testimone

Io libero servo Risultato dell’evoluzione

 vi porto qui prova che l’amore c’è ed è creatore

ed esiste egli ancor più certamente di me

Dinanzi alla riunione degli dei celesti

dirò quando ritornerò nelle medesime sembianze in cui me ne ero andato

che già in terra ricordai  chi ero

seppur impossessato da instancabili amnesie arcane

in memoria di un vecchio indiano

Apocalisse. Tortura. Fumo. Fango. Stelle. Nel buio risuona il canto indiano.I lupi dal dolce viso ululano al ritmo dell'orchestra del dio dei venti.Molto vite sono passate da quando mi innamorai.In tutte queste esistenze ho cercato e visitato.Ora possiedo la memoria di tutto.Questa sera.Questa sera qualcuno cambierà il mondo.Me l'ha detto il cielo.E canto straziante di centinaia di uccelli sofferenti.Mi hanno detto "fermati,il tempo va troppo veloce per te.Ma esso non esiste.Quindi cammina piano."I bisonti ascoltano i loro capi.La terra mi sussurra pace.Il paradiso è in terra.

Ricordi di età arcobaleno

                                        

 

Echi di pallidi sparvieri felici

Sormontavano le cime increspate di un settembre rosso

Quando li vidi ricordai il sussultare delle onde che  mi travolgevano autoritarie come il vento

negli anni in cui ero  bambino e correvo più veloce di ora,e senza fretta

Sebbene abbia vissuto centinaia di albe, di soli e di tramonti di respiri

l’età arcobaleno è sempre stata la più breve

L’indiana Akash mi insegnò a suonare il tamburo indiano

e come le bacchette di legno  avessero il suono di cristalli

e i sassi il suono di fogliame

Quant’era delicato tutto,

nelle mani mie di ragazzo e in quelle sue!

E quando cominciai a sognare di vesti che non indossai mai nella mia epoca

e di padri di cui vidi seri sorrisi non meno di centotredici  guerre prima della mia nascita

capii che era tutto li

E non appartenevo a  nulla

nè al futuro,nè al passato

forse all’attimo

Il giorno  più felice fu quando in Canadà portai Jusu,figlio dell’umile indiano della tenda sacra,nel bosco della paura

E poi dipingemmo con l’essenza liquida degli insetti spenti,sulle pareti della grotta

La Caverna dei giovani bisonti,la chiamammo

E ci gettammo nel lago e ci sfiorammo nel fondale bruno

lui nuotò che non sapeva ancora camminare da uomo

Quando sogno oggi nelle ore delle stelle,con inutili cuscini di piume finte e morte,sento i canti caldi e i tamburi antichi che mi chiamano per ricordarmi  chi sono ancora ora

Sanno che mai potrò rinnegare il mio cuore guerriero e la mia anima di leopardo

I miei sacrifici di orso e il mio volare d’aquila

Essi resteranno  finchè io sarò nel cuore anche di una sola anima di questo Popolo

Il Popolo della mia casa,la Terra dove nacque ogni mia Madre.

 

aldilà delle Colonne d'Ercole(canzone)

 

 

La nostra  vita è un film d’ogni genere

Dramma,commedia,lacrime nell’etere

crisi,astio,antipatia,vicissitudini

Tutto deriva da cattive abitudini

 

Ma non c’è giorno che non penso al mio potere

Che non cerco di esaltare il mio volere

Ricerco,lotto,giuro…lo faccio

E non mi umilio se mi trattano…come uno straccio

 

 

[Rit]Vai,vai,vai,guerriero vai

Posa il piede oltre le colonne d’Ercole

Vedrai sorgere,una roccia

C’è una spada,toglila

[eco:”toglila” x 3 volte]

 

 

Accendo la mente quando mi si mente

Di fronte a un’ingiustizia stringo ogni dente

Ma mai sopporto, ti dico,piuttosto lotto

Rinunciando volentieri nel voto dell’otto

 

Di logica io non ne capisco molto

Ma so di certo che è meglio esser pazzo che colto

Eppure caro amico,qui non c’è nulla di storto

Perché ricorda sempre,nulla è mai morto

 

[rit]

 

Martin Luter King, Gaber ed Exupery

Insegnano che non c’è niente che non si recuperi

Ma non è guardando  la realtà che le permetti di  cambiare

L’Energia del pensiero e delle azioni devi animare

 

La magia nella lotta è possibile fare

Non riguarda bacchetta né formule da recitare

Se esprimessi col cuore la specialità che possiedi

Ricorderesti come eravamo stregoni,fino a ieri

 

Vai vai vai,guerriero vai

Posa il piede oltre le colonne d’Ercole

Vedrai sorgere,una roccia

C’è una spada,toglila

 

E alzala,scuotila,vibrala[eco:”vibrala”]

E vibra con lei

io,gli altri e l'universo

 

                                                       quello che io sento da sempre

 

è da quanto cominciai ad essere qui che cerco qualcuno che prova quello che io sento da sempre

se piango pensando all'immensità dentro di me

è un pianto di nostalgia e di commozione

vorrei incontrare un mio fratello che sappia come la sua anima è espansa in tutto l'universo

vorrei trovare un amico che capisca quanto egli stesso è speciale

vorrei abbracciare colui che vede nella morte di un uomo,lo spegnersi momentaneo di ogni vita in ogni pianeta

vorrei capire se anche solo per un attimo gli altri abbiano mai sentito quello che io non mai smesso d'avvertire

l'essere essenziale per il tutto, e l'essere il tutto

 

                                              la mia ricerca

 

la mia ricerca di qualcuno che veda le cose con la purezza dei miei occhi

che senta il mondo interno come un universo vivo in espansione

che abbia una dimensione reale e amorevole che scorre accanto a quella della dualistica realtà imposta

questa mia ricerca,si rivelerà vana?

dovrò attendere il perire del mio corpo per poter unirmi in un amplesso di pensieri condivisi?

lo so che non sono sola,e questo mio sapere mi spinge alla ricerca

trovare una sola anima a me simile con cui condividere uno sguardo o un età,è realizzazione

è sentirsi a casa in questo nostro avanzare terreno

 

                                           cio' che ostacola la felicità degli altri

 

è come se gli altri pensassero che questa vita gli è stata imposta

che questo corpo gli è stato dato nonostante non lo volessero

ma io sento di avere scelto tutto questo

sono scesa come angelo divino

e attraverso mia madre sono venuta alla luce quando ero già luce

questo come ogni altro uomo

l'unica cosa che differenzia me dagli altri,è che io ricordo

 

 

 

 

 

 

 

Amore

 

Quando anche gli uccelli del tramonto non eran più supini,misi la mente a vagar nell’eterno e il pensiero posi nell’attimo

Lampi di chiarore e calore in lontananza esplodevan fulminei come lava partorita da alberi e sterpi,possedendo l’immortalità di quello squarcio di cielo dorato che era specchio di tutto,dell’inimmaginabile tutto,e distendeva la mia umana tentazione di immaginare quel che dinanzi i miei occhi non giaceva.

Esso s’animava nei cuori delle madri che abbracciai per secoli nell’altro mondo e incrociai bambina nelle terre dal sapore rosso e dai colori di velluto blu

Era calda certezza il sentire che ciò che non miravo io s’esprimeva nelle lacrime d’un giovane e saggio amico del lontano Est.

Morì di vita nel vedere l’amore di una stella che si imponeva vibrante ma stantia tra le sue sorelle,quasi fosse un pianeta.

Quanta pure bramosia d’esser vista!

Ti soddisfai ammirandoti mentre mi tremavan le braccia e le certezze dell’esistenza di un dì e di una notte,di un vincitore e di un vinto.

Grand’era quella stella più di tutto il mio vedere,

Immenso era il mio avvertire più del mio stesso essere.

Casa

 

 

ho visto centinaia di pianeti dando una sola occhiata al cielo

ho visto lo spazio e ho ritrovato casa

un signore mi ha chiesto,cercando di capire,"ma che casa è,lo spazio?"

è l'unica casa che ho,mio fratello,ne conosco ogni galassia

e quella che deve ancora nascere l'attendo da millenni

così tanti,che ho smesso di contarli da secoli

son stato bambino milioni di volte

e altrettante ho detto arrivederci ai miei figli

conosco i buchi neri più nascosti,e le particelle più timide,

le stelle meno dense,le forme di vita più lontane

80 milioni di anni luce non sono nulla,per me

qui è la mia casa,qui è la mia famiglia

non c'è spazio per altro che non sia amore

un giorno sentirete per me quello che io sento ora per voi tutti

e non sarà fra troppo tempo

ricordate sempre,tutto può essere ora

e quando vi parlo di anni o ere,è solo per farvi capire l'incomprensibile

torno lassù ora,

vi ho amato, ma non sempre capirvi è stato semplice

arrivederci,compagni di vite umane e divine

17 dicembre

17 dicembre.

Chiedo al vento di gridare più forte.

Ascolto gli echi dei suoi sospiri in silenzio.

Osservo le foglie autunnali roteare e sollevarsi in cielo,lottare leggere e esili per arrivare su,sempre più su,in un ballo d'addio alla passata stagione.

Tuona l'ululato dell'aria che sbatte il capo contro le barriere più resistenti.

Più forte,più forte,non mi spaventi.

Mite taci.

Per un attimo soltanto porgi a tutti i miei amici un istante di quiete.

Solamente per me.

E mi ascolti.

In un sussurro mi accarezzi svelandomi che non possiedi nè brama nè sfida.

Solo il silenzio.

Che vibra,che scuote,che lotta.

Ti chiedo di farmi volare,di farmi danzare con le foglie senza un maestro che controlli il ritmo.

Ne sarei onorata.

Ma ti preoccupi di alzare il velo di una gelata pozzanghera.

Increspandolo.

E timide onde si diffondono come se la dignitosa forza di un bimbo ci avesse lanciato un sassetto bianco.

Ciò non ti basta.

Soffi ancora,e non ti stanchi.

Mai ti sentiremo esausto,non conosci il tempo.

Hai compreso il segreto dell'eternità.

Hai accompagnato la crescita di quei rami che pieghi,di quei fili d'erba che strappi senza mai umiliare.

Sono già rinati centinaia di volte,e non sono ormai più gli stessi della prima volta che li incontrasti.

Conosci coloro che hai attraversato e sfiorato?

coloro che hai spinto e non ti han capito,pregandoti di andartene?

conosci me?

Ma non importa.Oggi concedi a noi tutti le lacrime per ringraziarti e fai divenire questo giorno una breve epoca di pioggia.

La fiamma viva

sensazionale è quando nella penombra,che nasconde tonalità diverse,fissi una fiamma e vedi la luce che la percorre,che la riempie,che ne fa parte,illuminandola di giallo,rosso,rosso chiaro,arancione,blu,viola,sì,addirittura viola;perchè chi l'ha detto che una fiamma è gialla,ed è stantia come appare intrappolata in quei quadri ad olio senza vita?no,lei è impalpabile e vibra,e danza accanto a te,e puoi udire le sue grida dolci e intonate con le emozioni che senti.E chiudi gli occhi,dopo averla scorta per infiniti attimi senza sosta,in cui questa mai dimostrò timidezza,ma sempre libertà,individualità nel suo muoversi leggera,senza perdere colore.Chiudi gli occhi,chiudi gli occhi e la continui a vedere,piccola,rossa,nella tua testa,nel buio,nel fotogramma della mente,pensiero senza confini.Ed è li che brilla,e cerca di dilatarsi,espandersi,prendendoti nella tua totalità,travolgendoti,amandoti,aprendoti la coscienza,facendoti vedere ciò che hai sempre avuto dinanzi a te.E capisci:bastava chiudere gli occhi,e ciò che apparivano stelle piatte, se fissate nel profondo sarebbero presto sembrate briciole d'amore in movimento, che ad allargarsi,spingendosi le une contro le altre come cellule,avresti visto andare a formare un unico corpo,un ampio sguardo,un tutto indistinguibile.

Trilogia degli astri altruisti

LUNA TRA NOI

 

E ALLOR DAL CIELO SCESE LA LUNA E DISSE:

MI VEDETE

OR CHE SON TRA VOI

AMMIRATEMI

SE VOLETE,

AMMIRATEMI

MA GLI UOMINI VIDERO CHE ERA PIU' BELLA IN CIELO

DOVE NON L'AVEVANO MAI GUARDATA

 

 

 

SOLE TRA NOI

 

ALLORA IL SOLE INCOSCENTEMENTE SCESE E DISSE:

GUARDATEMI ORA

SE GLI OCCHI VOGLIONO E NON VI BRUCIERANNO ASSAI

GUARDATEMI

SE VOLETE

MA GLI UOMINI ERANO TROPPO VICINI A LUI

E SI SPENSERO NEL CALORE

E IL SOLE PIANSE

PERCHE' AVEVA SERVITO GLI UOMINI PER MOLTO TEMPO

MA FINI PER UCCIDERLI

NEL DESIDERIO D'ESSER VISTO

 

 

 

STELLE TRA NOI

 

ALLORA DAL CIELO INFINITO LE STELLE DECISERO DI SCENDERE

GUARDATECI

SE CI AMATE

GUARDATECI

SE LO VOLETE

MA GLI UOMINI SCORSERO SOLO LE LUCI AL NEON

E I FARI DELLA NOTTE

PERCHE' LA TERRA HA TROPPA LUCE TRISTE

E IL CIELO A TROPPO BUIO,SEPPUR MERAVIGLIOSO

MA UN BAMBINO PIANSE PERCHE' QUEL GIORNO

NON LE VIDE NEL CIELO

CHE CONTEMPLAVA OGNI SERA

scritto nella notte

CHIEDO INVANO PERDONO DIVINO SOTTO LA LUCE DEL SOLE SVANITO,DEGLI ASTRI E DELLE STELLE,NELL'AGGLOMERATO DI PUNTINI MINUSCOLI DEL BUIO ETERNO,DEL NULLA CHE E' TUTTO,CHIEDO PERDONO PER OGNI FRIVOLEZZA,IGNOBILE TENTAZIONE DI UN MONDO MASCHERATO NEL SILENZIO INFINITO;E IN QUESTO SILENZIO IO DICO:LA DONNA CHE VEDI ORA NON E' QUELLA DI PRIMA, PERCHE' IL CIELO E' SOTTO DI LEI E LA LUNA E' IL SUO VOLTO ILLUMINATO.

ROMBI PASSEGGIERI,LUCI INFERNALI,DIVINE STERZATE D'AUTO;COSI' NELLA NOTTE CIO CHE SEMBRA DIVENTA.

RESPIRI LONTANI INESISTENTI,MACCHINE E ASFALTO,RUOTE CHE INCONTRANO UN INTRALCIO;SILENZI MOMENTANEI,ATTIMI DI FESTA PER UN SOGNO PASSEGGIERO.

TIC TAC TIC TAC. RUMORI LONTANI,PASSI DI UN VECCHIO CHE NON DORME DALLA GIOVINEZZA,PANTOFOLE,RUBINETTI E ANCORA MOTORI.

Dio è musica

Dio ,
il cielo,
ora ti vedo,
luce
nei miei occhi,
ma è calore,
non mi acceca,
una vita passata a chiedermi chi fosse
ma è cosi semplice,
ora lo so,
archi
pianoforti
bambini ,
la mia Vienna,
edifici vecchi
insegnanti di canto
pomeriggi al cinema
amori
dolori strazianti
cinematografi polverosi
corse lente e leggere
il corso della vita
la felicità
la gioia di risate proibite
le lezioni a scuola,
infanzia
anni passati,
l'amico di mio fratello preso in giro perchè suonava il violino
sorse l'alba
io la vidi per la prima volta
udii musica classica
in un epoca in cui era già stata dimenticata
mi feci trascinare dal passato nostalgico
dal futuro
dalla speranza
la musica
la musica
la musica è Dio,
piano,silenzio
non svegliate il bambino
cantiamoli una ninna nanna

libertà

Qualcuno mi ha chiamato "pazza",ma io non so cosa voglia dire.

Altri mi hanno detto"non immischiarti,le sofferenze altrui non sono le tue".

Sottovoce ti sussurrano palpitanti"Odia,odia,odia".

Un giorno mi alzai dal letto,il vento schiaffeggiava i rami,gli uccelli insistevano nel loro cinguettare amore.

Quel giorno uno sconosciuto osò dirmi:"Fai bene a combattere per quello che credi".

Si,io credo.Credo negli uomini.Non potrei permettermi il contrario.Sarei condannata all'infelicità.Sarei una presuntuosa.Perchè credo in me.

So che c'è qualcuno come me.Forse l' ho incontrato.

Cannoni che scuotono l'aria.

Brezza di primavera che vuole nascondere il freddo.

Quante vide se ne sono andate per la libertà?

E' difficile morire per gli altri in anonimato.

Rombi di bombe incessanti.Fogli spazzati dall'aria.

Ammassi di palazzi in mezzo a un deserto.Alberi viola.La libertà esiste.

Arriverà un giorno

amerai colui che hai odiato,ed abbraccerai il cielo che non hai mai scorto

ricorderai come un tempo odio e amore erano solo illusione e cielo e terra ancora non esistevano

attraverserai le vie,e guarderai negli occhi i passanti

e vedrai te stesso

condividerai in un caffè un idea vaga e geniale

e agli ascoltatori ti legherà per sempre un fluido invisibile

un cordone d'energia

nei tuoi sogni nuoterai in un oceano

e ti sveglierai col sale nelle orecchie

e le onde che ti cullano

ancora,ancora...

e il sogno avrà abbandonato il suo mondo,e invaso con gentilezza il nostro ancora bambino

percepirai il tuo corpo esser trascinato e risucchiato via

come in un vortice di gravità ultraterrena

ma rimarrai li

senza forma

senza tatto

solo tu

solo tu

getterai al Nulla i frastuoni del giorno

accantonerai veleni di idee

e sentirai ciò che muove il vento

ciò che fa tremare una terra

quel che vortica i tornado dei deserti

ascolterai il silenzio

lo senti?

blu,immenso

egli respira

noi respiriamo con lui

è un ritmo sublime

arriverà il giorno in cui un sogno non potrà dormire e noi mai più esser docili a vegliare con esso,in un letargo d'oblio

Se ti dicono

Se ti dicono"Odia,piccolo",non spargere lacrime e uccidere,poichè quelle lacrime finirebbero per far annegare te stesso.

Se ti dicono"Non pensare,piccolo".Non obbedire,ci si diverte più nel rischio del conoscere.

Se ti dicono"Compra,piccolo",non servirli,venderesti la tua anima in nome della materia.

Se ti dicono"Uccidi,piccolo",perchè si, potrebbero importelo,non ammazzare,perchè spegneresti te stesso lentamente.

Se ti dicono"Questa è la legge,piccolo",ricorda:la legge non è scritta,se non nel tuo cuore.

Se ti dicono"Sei pazzo,piccolo",compiangili e sii fiero di te. I pazzi sono una minaccia solamente per gli ingiusti.

Se ti dicono"Questa è la verità,piccolo",rispondigli"La verità sono io".

La caduta

e dal precipizio scosceso s'abbandonaron privi della conscia parte

e le croci lasciaron navigar vuote tra le nubi

corpi fracassati nell'aere e tra le rocce,

e indistinti volti

dinanzi alla morte eran tutti eguali

e il sole sorse pallido e stantio

appena le nubi si scostaron dal suo volto

e assistette alla caduta di piccoli corpi inanimi

piccole stelle spente prima di incontrar il dolce terriccio

 

 

sì amar destin gli attese ineluttabile

che divincolarsi da lui era come scampare all'amore

assorti e privi di pensier avanzavan leggeri

e volavan senza ali in degna solitudine

 

sembrava il Tutto privo di scintilla divina

il cielo,le pietre,le case bianche

nel cader ogni cosa li guardava con indifferenza

alcuna salvezza nessun poteva offrire

 

"oh,ti ho adorato,mia amante!

sussurrerai ai pochi popoli quel che son stato?"

zampillii continui di pensieri e confusi intrecci d'eventi percorsi

nell'immediata caduta vivevan in un anima amata

gli altri pensavan rassegnati ai primi anni,alle proprie madri

e mai così la grazia e la devozione s' affollaron nei loro cuori

Iddio gli attendeva,e ancor nascosto appariva loro

ma quei cuori scoppiavan di radiosa e vera gioia

 

pregar e ricordar era ormai vano

una vita gli attendeva per dimorar in pace

le mani non eran mani,il cuore era la loro mente

e percepivan senza orecchie,estraniati dalla prigionia terrestre

la Morte li abbracciò pronta,e esente di giudizio

e salvò i loro esili corpi dal dolor palpabile

ringraziaron Ella e la luce del giorno

e gli altri mondi che da ora gli avrebbero accolti

Andy Warhool morì nel grigiore

 

 


Me ne sto a leggere un Rolling Stones,dopo aver scelto tra un Vanity Fair e un gossip,in una giornata frivola al Blue Velvet,un hotel fatiscente e inesistente nella Boulevart.

Ripetono insistentemente le immagini di Neil Armstrong on the moon ma ora è il tempo di Billie Joe. Good morning Vietnam lo trasmettono tra dieci minuti.Ed intanto un Marlon Brando enigmatico mi fissa appeso a una parete di questo maledetto albergo.Troppo lontano dai malinconici motel.

Mi manca l'aria e il vento e il mio libro di Cornell Woolrich,mi manca New York blues anche se sprofondo nella tristezza.E da una vetrata vedo una donna che cammina e la sua borsa Dolce e Gabbana si nota più di lei.Chissà se voleva davvero questo.

E mentre continuo a percepire Bob Dylan nella mente, Mr tambourine man nel cuore,uno stereotipato ma anonimo cameriere mi lascia una crema catalana. Catalana. Che strano nome.
Prendo il mio portafoglio,indegno per quest'ambiente e per di più in simbiosi con una spilla USA Gli do i soldi. Ringrazia.Mi vorrebbe parlare. Probabile. Chissà. Ma non osa.
Il batterista degli Who è morto.Molto tempo fa.
James Dean odiava Norma Jean.Forse oggi non più.
Ma no,non sono discorsi da farsi nella California dreaming.
Chiudo la rivista.Il jube box suona Hero di David Bowie e penso che un eroe non sono e mai sarò.
Questo non è il mio posto.I love New York scrive la mia t-short su nella camera 81 ma l'America non fa per me.Amo Johnny Cash e il Teennesee è la mia terra ma l'America non è il mio paese.
Io me ne torno da dove vengo.L'America è nel mio cuore,ma il Blue Velvet linchiano non è mai esistito.Forse e perfortuna.